Il Premio Giornalistico Pietro Di Donato sulla sicurezza in ambiente di lavoro: fino al 20 novembre 2025 per iscriversi. L’Inail Abruzzo è partner istituzionale della iniziativa.
GIANNINA DI MARTINO 25 Agosto 2025
 
 
 
 

Un piccolo Comune, Taranta Peligna, 300 anime ancorate sul versante orientale della Maiella, si fida della forza travolgente delle parole e dedica nuovamente il premio allo scrittore italoamericano (e tarantolese) che non smette di parlare al nostro tempo.

Un drammatico e palpabile disagio viene sempre più vissuto al cospetto di un lavoro continuamente messo in discussione. Sempre più, chi ha lavoro è obbligato a scegliere tra lavoro e dignità o tra lavoro e libertà, paradossalmente all’opposto dei principi base della Costituzione che concepiscono il lavoro come il mezzo per essere liberi e dignitosi.

Cosa possono fare gli organi di informazione per tenere accesa e vigile la luce sulla condizione dei lavoratori?

Non smettere di raccontare.

Cosa possono fare le Amministrazioni comunali?

Scommettere sulla cultura e confermare il ruolo di asse vivo e virtuoso che essi costituiscono, attraversando l’Appennino centrale e quello meridionale. Non smettendo di reagire alla desolazione che sembrerebbe essere, anche da recenti dossier governativi, l’unica prospettiva a cui essi sarebbero destinati. E, nello specifico del premio, rappresentare un paradigma di un’Italia minore, dove è il piccolo a fare proprio un tema gigante quale quello degli infortuni sul lavoro.

Il riferimento alla figura di Pietro Di Donato, lo scrittore italoamericano di origine abruzzese al quale è dedicato il Premio giornalistico, è stato fin dal suo esordio immediato.

Il suo particolare avvicinamento alla scrittura, un approccio al mondo delle lettere che nasce da un radicale spirito di protesta sociale, la scelta necessaria della macchina da scrivere alle barricate. Cristo tra i muratori, da molti definito come il romanzo proletario del ventesimo secolo, è denso del bisogno viscerale di raccontare degli invisibili, degli oppressi, di scandagliare la società nei suoi meccanismi più profondi: senza la verità non può esserci giustizia, non può esserci amore senza la verità.

Il Premio giornalistico Pietro Di Donato, grazie all’iniziativa del suo piccolo (e virtuoso) paese di origine, Taranta Peligna, è ormai giunto alla sua ottava edizione, dopo alcuni anni di mancato svolgimento. E non smette di raccontare.

I giornalisti e gli autori possono partecipare candidando un’inchiesta (o articolo) riguardante il tema della sicurezza in ambiente di lavoro. I servizi giornalistici, pubblicati dal 01.08.2024 al 30.10.2025, saranno premiati in tre sezioni distinte: la carta stampata, la radiotelevisione e il web.

All’Autore dell’articolo/inchiesta primo classificato per ogni sezione sarà assegnato l’VIII Premio Giornalistico Pietro Di Donato con un assegno di Euro 2.000,00. Al secondo classificato per ogni sezione sarà conferito il premio speciale del Comune di Taranta Peligna ed un assegno di Euro 500,00.

Le iscrizioni al Premio scadono il 20 novembre 2025: tutta la modulistica, il regolamento e lo storico delle inchieste partecipanti è reperibile sul sito: www.premiodidonato.it

In settembre, la conferenza stampa di lancio istituzionale nella sala stampa della Camera dei Deputati.

È stata richiesta l’adesione al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La cerimonia di premiazione e la consegna dei riconoscimenti avranno luogo a Taranta Peligna (CH) il 14 dicembre 2025.

 

Ufficio stampa del Premio: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  3290587560


Pietro Di Donato, un italiano nel New Jersey

la nonna era di Taranta Peligna e gli darà il cognome

 

Nasce il 3 aprile del 1911 nel New Jersey da genitori abruzzesi (la nonna era di Taranta Peligna e gli darà il cognome). Il Venerdì Santo del 1923 il padre Geremia, capomastro di un cantiere edile, perde la vita in un incidente sul lavoro. Pietro Di Donato inizia a lavorare come muratore per mantenere la madre ed i suoi otto fratelli. Contemporaneamente, si forma in lui una forte coscienza contro le ingiustizie della società americana verso i più deboli. E’ molto vicino all’ambiente dei paesani di cui apprezza il calore e la tradizione. Rimane molto scosso dall’uccisione di Sacco e Vanzetti. Si avvicina al Partito Comunista, dal quale riceve una profonda educazione sulla cultura operaia e sociale (aveva 16 anni).

Nel 1932 scrive una lettera, che non fu mai consegnata, a Roosevelt chiedendogli di salvare i lavoratori dalla povertà causata dalla depressione economica dopo la crisi del ‘29. Da autodidatta si avvicina ad autori che descrivono la realtà della gente comune ed il bisogno di impegno sociale.

Nel 1939 viene pubblicato il suo primo romanzo Christ in concrete, che racconta la tragica morte del padre Geremia sul lavoro. Il libro viene prontamente definito “uno dei più grandi romanzi proletari di tutti i tempi” dalla critica contemporanea. Christ in concrete fu il libro del mese per il Club del Libro, superando Furore, di John Steinbeck, uscito nello stesso periodo. La critica lo considera, inoltre, il primo vero libro di denuncia sociale di uno scrittore italo americano. Altri italo americani, di prima generazione, come John Fante e Pascal D’Angelo, non risultano avere una così ben strutturata coscienza di classe. Salvemini dice del libro che è stata una delle esperienze di lettura migliori della sua vita. Marazzi, dell’università di Milano, parla della lingua utilizzata nel libro. Una lingua che considera composta da due strati: uno, in filigrana, dove si percepisce tutta l’oralità abruzzese. L’altra, in superficie, dove si nota un inglese difficile, elaborato, inaspettato.

Nel 1941, esce l’edizione italiana del suo primo romanzo Cristo tra i muratori, tradotto da Bruno Maffi (uno dei fondatori del Pc internazionale) e da Eva Amendola, madre di Giorgio Amendola. Il libro, dopo alcuni anni di successo, viene relegato ad opera minore, anche a causa del periodo di guerra.

 

Durante la seconda guerra mondiale si dichiara obiettore di coscienza, sconta per questo una pena in un campo di reclusione per obiettori. Questo è un altro degli indicatori della sua forte coscienza politica.

Nel 1949, viene girato, dal regista Edward Dmytryck, il film Give us This Day, tratto dal suo primo romanzo. Il film viene girato in Inghilterra, perché il regista è accusato di ostracismo dal comitato per le attività antiamericane. Lea Padovani è l’attrice principale. Il film vince il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia del 1950.

Nel 1958, esce The Woman, biografico, che parla della sua gelosia verso il defunto primo marito della moglie. Nel 1960, scrive Three Circles of Light, che è l’ultimo libro della serie autobiografica. Parla del mondo prima della morte del padre, con gli occhi da bambino. Nel libro è fortemente rappresentato il legame con la comunità vastese. Parla inoltre di tradizione, di Dio, del peccato, delle credenze popolari.

In seguito allarga il suo campo di interesse alla religiosità conflittuale, al contesto popolare della fede, al contrasto tra spirito e carne. Nel 1960 scrive un libro su Francesca Saverio Cabrini, la prima Santa americana, nominata patrona degli emigranti da Papa Pio XII. Nel 1962 scrive The Penitent, sulla storia di Santa Maria Goretti e del suo uccisore, Serenelli. Per scrivere questa storia visita per la prima volta l’Italia.

Nel 1970 esce Naked Author, una raccolta di storie brevi, articoli su riviste, storie di mafia, di peccato, di tradizioni italiane della vita dell’emigrante. Nel 1974 trascorre una settimana a Taranta Peligna.

Nel 1978, per la rivista Penthouse cura un’inchiesta sul rapimento di Aldo Moro (Christ in Plastic), svolgendo due mesi di interviste a Roma a poliziotti, sacerdoti, politici, personaggi vicini alle Br, persone comuni. Con questo articolo vince il premio dell’Overlease press club.

Prima di morire si dedica alla stesura di The Gospels (Camillo Fattore, di Pescara, curò la traduzione in Italiano della sua prima stesura). I Vangeli sono una serie di immagini di un ipotetico Giudizio Universale del 2000. Sono una profonda invettiva contro i crimini della storia (l’uccisione di Sacco e Vanzetti, l’Olocausto, la Guerra del Golfo…).

Durante la fine degli anni ottanta parla del progetto della stesura di due libri. Uno ambientato a Vasto, l’altro a Taranta Peligna nella fabbrica laniera dei Merlino.

Di Donato muore a Long Island, New York, nel 1992.

Oggi viene continuamente riscoperto in USA come punto di riferimento per l’emigrazione italiana in America. Cristo tra i muratori viene studiato in alcune università americane come il “libro proletario più importante negli Stati Uniti”.